La Galleria Il Leone il 3 gennaio 2025 alle 18.00 inaugura la mostra collettiva intitolata RED-ART, organizzata dalla gallerista Claudia Bevilacqua in collaborazione con Maria Cristina Lucidi di Cristina Lucidi Art e curata dalla storica dell’arte Martina Giusti, vede coinvolte le cromie rosse.
Sono molteplici le attribuzioni iconologiche che si riferiscono a tale colore: passione, amore, impeto, veemenza,…
Tematiche che vengono trattate dagli artisti e dalle artiste, come fossero un racconto celato al di sotto della pennellata o della modellazione scultorea. Ad accomunare tali sfumature artistiche è la competenza dei protagonisti nel proporre una storia amalgamata e interconnessa tra il conscio, l’inconscio e il subconscio.
A partecipare saranno 26 artisti:
Evaldo Amatizi, Gianluca Aronni, Paola Ballisai, Marika Nelly Bellotti, Ariel Brandolini, Preziosa Censori, Daniela Ciuperca, Giuseppe Collalti in video esposizione, DANA, Claudia De Benedittis, Sandro Gentilini, Vincenzo Giuliani, Sabrina Guerrini, Monika Hartl, Marcos Herdandez, Francesca Laganà, Maria Cristina Lucidi, Laura Massaro, Rita Maurizi, Giacomo Minella, Gabriela Morzilli, Dora Noto, Milena Pazzaglini, Luigi Salvatori, Antonio Servillo, Giulio Tozzi.
Apertura: 02/01/2025
Conclusione: 11/01/2025
Inaugurazione: VENERDì 3 GENNAIO RE 18:00
Organizzatore: Claudia Bevilacqua
Curatore: Martina Giusti
In collaborazione con: Maria Cristina Lucidi
Luogo: Roma, Galleria Il Leone Via Aleardo Aleardi, 12 00185 Roma
Ingresso gratuito
Orari: da lunedì a sabato 10-13/15-18
Testo di presentazione RED ART
a cura di Martina Giusti Storica Dell’Arte
Se cercassimo la parola “rosso” in un qualsiasi vocabolario italiano, quello che uscirebbe fuori sarebbe un aggroviglio di informazioni teoriche che rispecchiano il contenuto della mostra collettiva organizzata dalla gallerista Claudia Bevilacqua all’interno degli spazi espositivi della Galleria Il Leone, mi riferisco in sintesi alla Red Art.
Vi riporto le parole della Treccani:
“Uno dei colori dello spettro della luce visibile ma è anche uno dei tre colori primari (insieme con il verde e il blu), dalla cui composizione o sintesi additiva vengono ottenuti i colori restanti”.
Dunque, quello che si legge è una struttura ben precisa. Si parla infatti, di un rosso dominante che è primario e che possiede un peso che è in grado di mutare di gran lunga le gradazioni cromatiche affievolendole o aggredendole e appesantendole.
Kandinskij all’interno del suo scritto “Lo Spirituale nell’arte” diceva del rosso : “Il rosso che di solito abbiamo in mente è un colore dilagante e tipicamente caldo, che agisce nell’interiorità in modo vitalissimo, vivace e irrequieto. Senza avere la superficialità del giallo, che si disperde in tutte le direzioni, dimostra un’energia immensa e quasi consapevole. In questa agitazione e in questo fervore introversi, poco rivolti all’esterno, c’è per così dire una maturità virile. Questo rosso ideale può subire nella realtà grandi cambiamenti, deviazioni e variazioni. Il rosso concreto, infatti, è molto ricco e diversificato. Pensiamo solo al rosso Saturno, al rosso cinabro, al rosso inglese, alla lacca di garanza, dalle tonalità più chiare a quelle più scure! Questo colore dimostra che si può conservare il proprio tono fondamentale e insieme risultare caldo o freddo.
Il rosso caldo chiaro (Saturno) assomiglia un po’ al giallo medio (contiene infatti molto pigmento giallo) e dà sensazioni di forza, energia, tensione, determinazione, gioia, trionfo (puro), ecc. Da un punto di vista musicale ricorda il suono delle fanfare con la tuba: forte, ostinato, assordante. Il rosso medio, come il cinabro, ha la stabilità di un sentimento profondo: è come una passione che arde senza scosse, una forza sicura di sé che non è facile soffocare, ma si può spegnere nel blu come un ferro infuocato nell’acqua. Questo rosso di solito non sopporta nulla di freddo; mescolato con colori freddi perde sonorità e significato. O meglio: questo raffreddamento violento, tragico, fa nascere un tono «sporco» che i pittori di oggi evitano e disprezzano. E fanno male.
Perché lo sporco, nella sua forma materiale come immagine e cosa materiale, possiede al pari di ogni altra cosa un suono interiore. E quindi la sua eliminazione nella pittura attuale è ingiusta e unilaterale, come lo era la vecchia paura dei colori «puri ».
Non bisogna dimenticare che tutti i mezzi dettati da una necessità interiore sono puri. In questo caso ciò che esteriormente è sporco e interiormente puro. In altri casi ciò che è esteriormente puro è interiormente sporco. Il rosso Saturno e il rosso cinabro assomigliano al giallo, ma si muovono meno verso lo spettatore: questo tipo di rosso splende, ma dentro di sé, e non ha quasi nulla della follia del giallo.
Per questo, forse, piace di più: è molto usato nelle decorazioni primitive o popolari e nei costumi folcloristici, dove fa un effetto particolarmente « bello», all’aperto essendo il complementare del verde. Ha grande fisicità, grande dinamica (preso isolatamente) e, come il giallo, è poco incline alla profondità. Ha un suono abbastanza profondo solo se si inserisce in un contesto elevato. Renderlo più profondo con il nero è pericoloso, perché il nero è senza vita e ne spegne il bagliore, riducendolo al minimo”.
Questo è quanto viene riportato all’interno del libro “Lo Spirituale nell’Arte” terminato nell’agosto del 1910 a Marnau in Baviera da Wassily Kandinsky.
Kandinsky riflette sulle diverse caratteristiche del rosso e perciò sulle variazioni cromatiche. Infatti, se facessimo un passo indietro nel tempo e ci soffermassimo a ragionare sulle parole versate da Cennino Cennino, a questo punto, emergerebbe già un nuovo e interessante tipo di rosso. Mi riferisco al “Rosso Kermes o Vermiglione” che contiene acido carminico. Cennini, infatti, invitata a non utilizzarlo perché aggressivo, troppo vivace e tendente al porpora.
Un altro nome e tipicità del rosso è il Carminio. Lo abbiamo sentito nominare sempre; è uno de rossi più utilizzati e infatti, già nel VII millennio a.C. si impiegava il Cinabro in Turchia. Si tratta di un rosso aranciato-porpureo ricavato dalle miniere di solfuro di mercurio. In uso in Cina dalla metà del II millennio a.C. e fino ai giorni nostri, dai Romani passò agli Arabi, ai quali si deve probabilmente la scoperta del metodo per ottenerlo artificialmente (sintetizzando zolfo e mercurio). Approdò poi negli scrittoi degli amanuensi medievali e da lì alle botteghe dei pittori rinascimentali.
Meriterebbero un discorso a parte i notissimi: Rosso Pompeiano, Rosso di Robbia, Rosso Carminio ma non mi dilungherò perché ciò che mi preme è far chiarezza sugli obiettivi della mostra Red Art. Insieme a Claudia Bevilacqua e a Maria Cristina Lucidi abbiamo messo in mostra una serie di opere che navigano tra passato e presente esplorando la vivacità, il dinamismo e il potere del coloro rosso nell’arte contemporanea. Le iconologie che vengono rappresentate dagli artisti che abbiamo



























































































































































